IL MOLINO


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Terremoto Emilia

PROTEZ. CIVILE

TERREMOTO IN EMILIA 2012

Pasti, tende, coraggio: ecco l’aiuto dei volontari
Nel cuore del terremoto
Foto I volontari in azione
Nel campo della Protezione Civile a San Felice
di Riccardo Fantini
La Protezione civile di Bertinoro nelle zone dell'Emilia colpite dal sisma (Fantini)
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Forlì, 24 giugno 2012 - C’E’ UNA RAGAZZA che abita a Bertinoro, Noemi. E c’è sua sorella, Eleonora,
vicesindaco a San Felice. Così, da un legame che altrove sarebbe finito al massimo nel colonnino delle
lettere del foglio comunale, qui s’è creato un ponte tra Romagna ed Emilia. Tra chi ha avuto paura, e
basta, e chi ha visto crollare chiesa e casa, supermercato e capannone.
Dall’inizio del terremoto — due date tremende e indimenticabili, 20 e 29 maggio — la Protezione Civile di
Bertinoro guidata da Gilberto Zanetti ha aperto il suo ombrello sul piccolo Comune modenese, 4.500
abitanti e due campi per gli sfollati. I ragazzi della Panighina hanno assemblato un container dotato di aria
condizionata, Zanetti insieme al gruppo del Molino ha portato camion zeppi di vestiti, alimenti e addirittura
lavatrici. A San Possidonio il sole picchia sulla piazza e sulle roulotte. Qui, nelle campagne emiliane, quasi
tutte le famiglie vivono in tenda. Le scosse non sono mai finite.
«GRAZIE, grazie» ripete la giovanissima vicesindaco Eleonora Zucchi: eletta tre anni fa, si è trovata a
gestire la crisi più violenta che il suo paese abbia mai conosciuto. Risponde a trenta telefonate al minuto,
litiga con il campo gestito dalla Regione Lazio, dirotta Staffelli di Striscia la Notizia, stampa i volantini per il
concerto del 5 luglio: suoneranno i Modena City Ramblers e ci sarà anche la Protezione Civile di Bertinoro
con uno stand (generatore in proprio) e la piada fatta in casa. Insieme a Zanetti, nel viaggio di due giorni fa,
c’erano anche Giorgio Giorgini e il sindaco di Bertinoro Nevio Zaccarelli. Insieme hanno visitato non solo
San Possidonio, ma anche il campo dove la Protezione Civile della Provincia di Forlì-Cesena ha l’incarico di
coordinare la cucina.
SAN FELICE sul Panaro, 11mila abitanti e un presente che stringe gli abitanti come una morsa. Tra
caldo, paura e prospettive angoscianti: dove andranno a scuola i bambini — sono quasi un migliaio — se le
tre strutture pubbliche sono inagibili? Gli stessi dipendenti comunali lavorano sotto a tende nelle quali la
temperatura raggiunge picchi insopportabili. Qualcuno ha appeso un volantino: «Non è giusto! Oggi è una
giornata da mare, non una giornata da crepe!». L’afa frigge i computer. Anche i carcerati stanno
rinchiusi dentro ai container. Il sindaco Alberto Silvestri, diploma di perito industriale, riesce a ritagliarsi tre
minuti per raccontare al collega Zaccarelli la fatica di ricostruire in condizioni così disperatamente
complicate: «Dobbiamo cercare di riportare nelle case più persone possibili. Ma servono ingegneri, tanti».
Servirebbero anche soldi cash, subito. E tempo. Ma l’estate ha già stretto i suoi tentacoli sulla pianura
Padana, raddoppiando la fatica di chi ricostruisce. E poi continuano le scosse.
LA TERRA si alza ogni volta. Ci sono cumuli di sabbia fuoriuscita dal terreno. «Ed è pieno di pesci morti.
Sale da sottoterra acqua bollente. Qualche giorno fa hanno misurato la temperatura dell’acqua: 60 gradi».
Davide Maggioli è un dipendente comunale di Bertinoro. Un anno e mezzo fa ha indossato per la prima volta
la casacca della Protezione Civile. Da allora ha affrontato l’alluvione in Liguria, il nevone e ora il terremoto.
NEL CAMPO di San Felice sul Panaro la qualità del cibo è ottima. Sono poco più di un centinaio gli emiliani
che vivono qui giorno e notte, per lo più extracomunitari e anziani. La maggior parte invece prenota i pasti la
mattina e li ritira a pranzo e cena, per mangiarli altrove — spesso nel giardino di casa — insieme ai familiari.
Uomini e donne della Protezione Civile di Forlì si danno il cambio settimanalmente, ogni giorno ci sono
da preparare quasi duemila pasti differenziandone il contenuto per vegetariani, indiani e musulmani. Per
aiutarli ci si può iscrivere ad una delle associazioni del coordinamento provinciale, ma anche raccogliere cibi
e vestiti (www.sosforli.it).
di Riccardo Fantini


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