|
|
INVIA I TUOI CONTRIBUTI sergio.lombardi3@tele2.it
|
GUEST BOOK |
|
||
|
|
|
||||
|
Dal diario di bordo di Caterina, fortunata ospite di un mondo pulito in cui la Natura è padrona e gli uomini che la visitano sono ospiti privilegiati:
….la luce filtra dal lucernario attraverso dei forellini microscopici a cui non avevo fatto neanche caso mentre mettevo su quella tendina inventata lì per lì per chiudere il lucernario di quella stanza antica, ma per me nuova, perché mai vissuta; infatti è la prima mattina che mi sveglio nel mio adorato Cetoraio..una vecchia casa di sasso immersa nel Parco e lontana da tutto il mio mondo conosciuto ma che ormai è diventata parte del mio "nuovo"mondo… ..quanto lavorare abbiamo fatto prima di arrivare a questa mattina: le travi del tetto non tenevano più, anzi due erano completamente cadute e i ghiri la facevano da padroni in casa.. peccato, per loro mi è spiaciuto ma li abbiamo dovuti sfrattare, alcune volte anche in malo modo, perché non ne volevano sapere di andarsene..e come dar loro torto: qui è un paradiso! Intorno a casa il boschetto era completamente sommerso e soffocato dalle vitalbe che crescevano rigogliose e avevamo trascorso intere giornate a tagliarle e a trascinarle giù fin dai rami più alti. Più volte avevo giocato a fare Tarzan appesa alle liane e tanti erano stati i lunedì che mi avevano vista arrivare al lavoro con strani graffi sulle braccia e le gambe per non parlare delle mani con le unghie rotte come quelle di un manovale…e pensare che mia madre mi faceva la predica fin da quando ero bambina sostenendo che le mani sono un biglietto da visita inconfutabile..si ma, a parte le mani, quanto mi ero divertita! Ogni liana che cadeva mi pareva di dare un respiro in più ad ogni albero…si perché io con gli alberi avevo finito per parlarci e siccome non sono una botanica che ne conosce il nome scientifico avevo finito per dare ad ognuno un nome di battesimo personale…non so se qualcuno leggerà mai quanto sto scrivendo e nel caso succedesse mi rendo conto che passerò per stramba, ma non importa, secondo me tutto alla fine acquisisce un senso nella vita, pertanto ritengo che chiamare per nome un albero che è vivo, che mi da ombra quando ho caldo, che mi da l’ossigeno che mi serve per vivere, che con alcune sue parti mi da calore quando ho freddo e che mi protegge con le sue radici dalle alluvioni…bè, tutto questo secondo me fa di lui un amico, pertanto chiamarlo con un suo nome di battesimo, anche se il nome è Luigi o Francesco è una bella cosa..accarezzarlo anche! Qualcuno, non ricordo chi, ha definito gli alberi "le radici del cielo" e io concordo con lui. Ma torniamo a noi e a quei minuscoli forellini che lasciano passare quelle lamine di luce sempre più intensa…credo di avere già sentito l’allodola che cantava o forse non era un’allodola ma non fa differenza…ho pensato fosse lei ricordando Romeo e Giulietta ….a dire il vero adesso di canti se ne stanno sentendo tantissimi..ma chi ha detto che in montagna e lontani da ogni centro abitato c’è silenzio? Qui si sta sentendo un tripudio di canti e di altri rumori che a dire il vero io non riesco ancora ad identificare ma che mi trasmettono la certezza che tutto intorno c’è il pulsare della vita. Mi alzo in punta di piedi cercando il più possibile di non fare scricchiolare il pavimento di legno che tanti passi ha già avuto sopra di lui nel corso degli ultimi due secoli.....scendo la scaletta alla rovescia, come si fa nelle navi, chiedendomi come facevano una volta a scendere di corsa scalette simili…forse era anche per loro un problema come per me…Leopoldo, il mio cagnolino ex trovatello, è acciambellato in fondo alle scale sul suo cuscino e mi guarda felice, lo capisco dalla coda che gira come un ventilatore, ma gli faccio segno di fare silenzio e lui mi ubbidisce subito..pare che capisca che è un momento particolare…pian piano apriamo la porta e esco lentamente prima con gli occhi e poi con i piedi: è il primo mattino del mio nuovo mondo e tutto sembra che sia stato pulito dalla notte appena trascorsa. "Non si muove un sasso nell’universo che non cambi tutto l’universo"…anche di questa frase non ricordo l’autore ma è vero! Io e Leopoldo, malgrado le precauzioni, non siamo propriamente due sassi ma l’universo l’abbiamo cambiato: gli uccellini smettono per qualche attimo di cantare e di sicuro ci osservano stupiti perché a quest’ora ancora non ci avevano mai visti. Mi guardo intorno e mi rendo conto in un attimo che sono felice…sono parte del tutto e il tutto è parte di me…mi guardo intorno e mi stiro ai primi raggi del sole sentendo il contrasto dei raggi già caldi e del freddo lasciato dalla notte appena finita sulla pelle nuda e mentre sono lì a crogiolarmi guardandomi intorno attraverso le mie lenti da miope, metto a fuoco qualche cosa che non avevo messo in conto di vedere: due grandissimi occhi neri che mi guardano a metà tra l’incuriosito e l’impaurito…sono quelli di un meraviglioso daino (che fosse un capriolo?non ricordo mai la differenza ma le mie dimenticanze sono ormai storiche!) …ci guardiamo fissi…intuitivamente capisco che Leopoldo non lo preoccupa ma che sono io l’oggetto della sua attenzione…e come dargli torto!…l’uomo è il nemico per eccellenza…da lui non c’è mai da aspettarsi nulla di buono, neanche quando lavora per la sua salvaguardia. Vorrei che capisse che io non sono come gli altri..mi passano in un attimo per la mente tutte quelle storie meravigliose di animali che tanto mi affascinavano quando ero bambina..ma so che io non sono e non potrò mai essere in quelle storie…ci fissiamo immobili per un tempo che non so quantificare…forse anche lui pensa che sarebbe bello poter comunicare ma che forse sarebbe troppo pericoloso per entrambi se la cosa accadesse…io penso anche che lì il padrone di casa è lui e che l’ospite sono io e che come ogni ospite è buona educazione che si dia il fastidio minore possibile….come sarebbe bello che questo fosse un pensiero comune a tutti i visitatori del Parco!...ma continuiamo a fissarci…riesco anche a notare che ha le gambe bagnate.. chiaro segno che viene su dal fiume dove è andato forse a bere e gli zoccoli hanno tracce evidenti di fango…poi si sente una voce da dentro la casa…qualcuno che mi chiama e in un attimo la situazione si agita, prima nei suoi occhi poi nella mia testa che istintivamente si volta indietro verso la voce e lui parte velocissimo e in un attimo non c’è più…di lui mi rimane solo una fotografia mentale di quelle che nulla potrà mai cancellare e la sensazione di avere incontrato un amico che non avevo mai visto e che forse non rivedrò mai più…un senso struggente di vuoto…forse una nostalgia di un mondo che ormai non esiste più in cui uomini e animali vivevano insieme a parità di condizioni con entrambi la coscienza dell’esigenza comune di dover sopravvivere in una natura amica/nemica. Caterina Rondelli |
|||||
| **************************************************************** | |||||
|
L’articolo che segue è ambientato, come quello precedente, in una casa sita nel nostro bel Parco, meta delle nostre passeggiate. La inserisco perché penso che possa interessare sapere qual’era la condizione della vita di molte persone che vivevano qui prima che i luoghi divenissero territori protetti. Il Tetto Il caldo quel giorno era talmente intenso che anche lì, al Cetoraio, era difficile trovare almeno un angolino sufficientemente ombreggiato da poter respirare aria pulita…no, forse per essere pulita lo era anche, ma il calore la rendeva tale da seccare la gola e il desiderio di refrigerio ci faceva continuamente attaccare alle bottiglie dell’acqua. La settimana prima Piero ci aveva annunciato la sua disponibilità a cominciare il lavoro del nostro tetto; impresa non da poco, visto che la precedente impresa costruttrice ci aveva dichiarato forfait in quanto incapace di costruirci un tetto seguendo le regole antiche delle lastre di pietra sovrapposte. Piero era rimasto l’unico in tutta la vallata e forse anche in quelle limitrofe, in grado di compiere "un’impresa" del genere. E di impresa in effetti si era trattato, anche nel reperire il materiale e altrettanto difficile era stato farlo giungere in loco. Per non parlare poi della difficoltà affrontata nel ridurre le grandi lastre nelle dimensioni che Luigi aveva dettato, dall’alto della sua competenza ed esperienza. Io, in effetti, in tutta quella fase ero stata pochissimo presente, a differenza di Dino che ne aveva seguito di persona tutte le tappe, impegnandosi in un lavoro che non era certo abituato a svolgere. Piero lo aveva scovato lui e si era anche dovuto far raccomandare, prima di arrivare ad un "contratto" …contratto si fa per dire, in effetti era bastata una semplice stretta di mano…lì in quegli angoli sperduti di Appennino la stretta di mano mantiene ancora il significato ed il valore che aveva una volta, nel tempo andato, quando per esempio i sensali, sia di matrimonio che di bestiame, sancivano la fine delle loro contrattazioni con una stretta di mano, a volte rafforzata da uno sputo sul palmo delle mani. Pertanto in quel giorno, per quei luoghi uno di quelli rarissimi in cui caldo ed afa vanno a braccetto, Piero arrivò a bordo della sua Fiat Panda 4x4 accompagnato da un amico che lo avrebbe dovuto aiutare nello smussamento delle pietre. Quando scese dall’auto a me venne un mezzo scoramento: avevo visto le lastre e qualcuna l’avevo anche spostata, pertanto ero perfettamente conscia del loro peso e della difficoltà che vi sarebbe stata nel sollevarle fino al tetto e del posizionarle nel punto giusto. Piero era un uomo piccoletto e smilzo con il tipico colorito di chi non ha mai preso il sole per abbronzarsi ma che al sole si è cotto anno dopo anno, stagione dopo stagione, acquisendo il colore del cuoio antico. Con mia grande sorpresa dimostrò immediatamente l’agilità di uno scoiattolo salendo in un attimo sul tetto e qui cominciò ad andare avanti ed indietro dando ordini al compagno ed a Dino che aveva immediatamente elevato al rango di aiutante dell’aiutante. Di me pareva non volersene fare nulla pertanto a me non rimase che stare lì ad osservare gli eventi. Mancandomi la visuale completa di quel che avveniva di sopra mi concentrai su quanto faceva Cecco (l’amico/aiutante) a piano terra: questo afferrava con una mano una lastra dopo l’altra e con un martellino le smussava su tre lati. I frammenti volavano in qua ed in là e nelle sue mani la pietra pareva di burro al punto che, affascinata dall’apparente duttilità del materiale, gli chiesi di poter provare. Mai idea fu più malsana! Cecco mi tenne la lastra porgendomi il martellino che tanto facilmente nelle sue mani sbecchettava la pietra ed io riprodussi, o almeno pensavo di farlo, il suo gesto tanto semplice e sciolto. Circa al decimo tentativo mi veniva quasi da piangere perché sembrava che alla pietra io non riuscissi neanche a fare il solletico. Alla fine colpii con una tale forza e nel punto sbagliato che la lastra si incrinò e dovette essere buttata via e lì finì la mia folgorante carriera di spacca sassi. In seguito facemmo amicizia e Cecco mi raccontò di avere imparato a fare quel lavoro da quando aveva sette anni e neanche riusciva bene a tenere il martello in mano; mi spiegò che, oltre alla forza, il segreto era l’angolazione dello strumento e la percezione, o meglio l’intuizione, che lui aveva della pietra. Lui diceva il "senso della pietra"! Belle parole, tuttavia a me non riuscì mai neanche una scalfittura…ma neppure a Dino che di fatto ha una manualità di certo maggiore della mia. Nel frattempo sul tetto Piero posizionava una lastra dopo l’altra in un lavoro di incastro e di sovrapposizione che sembrava più il lavoro di un artista/prestidigitatore che quello di un artigiano. L’essere mingherlino scopersi che non toglieva nulla alla sua forza che, a mio parere, aveva quasi del soprannaturale.. mi impressionava la scioltezza con cui maneggiava i materiali e l’apparente leggerezza di tutte quelle lastre nelle mani di quei due uomini. Il contrasto era netto, dal momento che vedevo l’evidente fatica che invece compiva Dino nel fare i loro stessi gesti. La copertura del tetto ovviamente non finì quel giorno e nel tempo che ne seguì facemmo amicizia, soprattutto con Piero, il capo ed il più ciarliero della coppia. Ci raccontò della sua famiglia, della giovane moglie sposata al sud e delle sue figlie, della sua casa in cima ad un poggio e delle migliorie che costantemente le apportava. Ci raccontò esilaranti episodi che gli erano capitati ogniqualvolta scendeva giù a valle…con "scendere giù" intendeva andare al mercato del giovedì a Santa Sofia e della volta che era andato al mare a Cervia ed aveva ricevuto le avances da una giovane Signora che gli diceva di conoscerlo, mentre lui era sicurissimo di non averla mai vista prima…solo alla fine si era finalmente accorto che la Signora in questione non era altro che una prostituta che lo aveva attirato all’interno del suo camper. Giunse finalmente il giorno della fine dell’opera…che strano, era iniziato in una giornata calda ed afosa e terminava in un pomeriggio buio di temporale… pareva che il cielo volesse dare una lavata a tutte quelle pietre polverose (ma queste sono le mie solite elucubrazioni di quella che parla con gli alberi e che crede che la natura stia sempre lì a parlare con noi umani, salvo poi noi non ascoltarla). Piero non stava nella pelle dalla felicità e continuava a saltare su e giù dal tetto spiegandoci un’infinità di particolari che francamente non ricordo neppure: la cosa bella era che trasmetteva la gioia per avere compiuto un lavoro assolutamente unico nel suo genere e lui era felice di esserne l’autore…sembrava quasi che il compenso che avrebbe ricevuto di lì a poco lo interessasse limitatamente.. o forse no, ma era talmente un dato scontato che non rivestiva per lui un elemento di eccessiva soddisfazione, a differenza del "suo" tetto che, invece, era la prova concreta della sua ineguagliabile bravura. C’è da dire che non mi ero sbagliata, infatti, nelle domeniche successive, capitò spesso con amici e parenti, solo per fare vedere anche a loro il suo capolavoro. Ma ritorniamo a quel pomeriggio di pioggia: io ero francamente stufa di entrare ed uscire di casa, bagnandomi ogni volta sotto scrosci di pioggia, solo per star dietro a Piero in piena crisi euforica da conclusione lavori e così, con la scusa di offrire loro da bere, riuscii a metterli seduti di fronte al fuoco del camino. Vuoi il vino, vuoi la felicità appena vissuta, cominciai ad intervistarlo e lui si lasciò condurre sul mio terreno di interessi. A me affascina scoprire com’era questa valle una volta, quando le case erano abitate e non vi era ancora stato l’esodo dalle campagne nelle città. Tante volte avevo cercato di immaginare quale doveva essere stata la vita nel nostro Cetoraio, che volti avessero quelli che l’abitavano, quali le loro passioni, quali amori e quali dolori avevano visto quelle mura…insomma la vita che vi era passata. Noi esseri umani pensiamo sempre di essere il centro dell’universo e ci affanniamo a dire e fare un sacco di cose, poi ce ne andiamo e…puff…non rimane più nulla di noi…se non abbiamo fatto nulla di memorabile, né nel bene né nel male, il nostro ricordo sbiadisce in men che non si dica…ma le case no, quelle rimangono e nel mio inguaribile romanticismo penso sempre che in loro rimanga almeno un briciolo di quanto è avvenuto fra le loro mura. Piero è nato fra questi monti e non si è mai spostato da qui per tutta la sua vita. Ha un anno meno di Dino ma a occhio si potrebbe benissimo credere che abbia l’età di suo padre. Quando parla della sua infanzia racconta un mondo che noi, oggi, neanche riusciamo ad immaginare e che, francamente, a me ha tolto molta poesia ed ha invece fatto apprezzare incondizionatamente la nostra evoluzione ed il progresso avvenuto negli ultimi 50 anni. Il quadro che fu bravissimo a dipingere di sé stesso e della sua famiglia, parlava di miseria e di dolori, di desideri mai realizzati e di desideri mai espressi perché neanche mai pensati. Quel giorno, davanti al mio camino, riprese vita il bambino che doveva essere stato; un bambino intelligentissimo e desideroso come pochi di apprendere. Mi venivano in mente i capricci di mia figlia, la mattina, per andare a scuola, sempre rigorosamente in macchina fin davanti all’entrata ed il muso lungo perché le mettevo fretta…Piero, ogni giorno, copriva un tragitto come sette chilometri a piedi all’andata e sette al ritorno e li faceva con gioia perché quella, per lui, era una festa; il brutto veniva al rientro a casa, quando doveva lavorare per farsi perdonare tutte quelle ore spese a fare qualche cosa di inutile come studiare. Descriveva quell’unico libro che era riuscito a farsi comprare e che tenne per anni come il suo tesoro più grande e a me pareva di vederlo.. il vecchio sussidiario delle elementari…io i miei li conservo ancora…mi piaceva il loro odore oltre a quello che contenevano…il suo probabilmente era consunto e forse già usato quando arrivò per nuovo a lui e forse il suo odore era un cocktail di tutti gli odori di casa sua, dove c’erano le pecore, il maiale e la mucca. Piero raccontava di quando, al giovedì sera, rientrava il nonno dal mercato di Santa Sofia, dove si recava per comprare le poche cose che servivano per la famiglia e che non riuscivano a produrre per conto proprio in loco e lui, avido, cercava di arraffare al volo i pezzi di giornale nel quale erano state avvolte le merci comprate…doveva essere velocissimo prima che gli altri gettassero la carta nel fuoco, perché per lui quello era oro. Poteva finalmente leggere qualche cosa di stampato che non fosse il libro di scuola. Peccato che non sapesse mai, fino in fondo, come finivano le storie che leggeva in quei brevi stralci di quotidiani vecchi. Alla notte, mentre tutti dormivano, lui aveva una piccolissima lampada ad olio e con quella leggeva, di nascosto, tenendola sotto la coperta; peccato che presto scoprirono questa sua passione e gli dissero che, se voleva sprecare così l’olio della lampada, doveva lavorare di più e così fu. Lo mandavano spesso anche a pascolare le pecore, ma gli veniva proibito di portarsi dietro il libro perché questo avrebbe distolto la sua attenzione dal compito vitale che era vigilare gli animali e così lui aveva escogitato uno stratagemma: lanciava il libro giù da un calanco che era vicinissimo a casa e poi partiva come se niente fosse con il gregge, salvo poi andare ai piedi del dirupo a riprenderselo. La cosa impressionante del racconto di Piero era che non si leggeva, né nell’espressione del volto, né nelle sue parole, alcuna forma di astio per la sua famiglia, anzi, emergeva chiaro l’amore che provava per ognuno di loro. Io che, si sarà capito, non mi faccio quasi mai gli affari mie J cercavo di sondare quali potessero essere stati i pensieri e i giudizi che, quel bambino di allora, faceva a proposito di questi comportamenti familiari che oggi passerebbero sicuramente sotto la voce di violenze. Il Pierino degli anni sessanta riteneva che i suoi genitori, i nonni e gli zii avessero ragione, in quanto il denaro era appena sufficiente per la loro sopravvivenza, pertanto nulla poteva essere sprecato e considerava la sua irrefrenabile voglia di conoscenza un difetto da correggere. Insomma Pierino non poteva rubare la Nutella, perché lì non era ancora arrivata, ma poteva fare la birichinata di studiare! Mentre parlava pensavo a quanti della mia generazione, che in fondo era, incredibilmente, anche la sua, avevamo spesso studiato contro voglia, pensavo alla mia idiosincrasia per la matematica iniziata fin dalle elementari, e poi vedevo via Zamboni a Bologna piena di studenti, non sempre lì per voglia di sapienza ma per obbligo familiare e ineluttabilmente non potevo non pensare che tutto ciò succedeva in parallelo a quanto accadeva qui…e mi veniva una gran rabbia. L’intelligenza è quanto di più sacro vi è nell’uomo, per me è quasi sinonimo di anima, ma va nutrita, allenata, sviluppata attraverso stimoli variegati e sofisticati…lui non aveva avuto nulla di tutto questo ma ugualmente era riuscito ad apprendere qualche cosa che oggi è unico e prezioso: ricoprire i tetti di lastre di pietra…ma è troppo poco… Lui raccontava, ed era evidente quanto fosse felice nel farlo, forse perché era il centro della nostra attenzione…Dino quasi non fiatava e credo che anche a lui passassero per la mente le stesse cose che pensavo io…alla fine Piero concluse che si era fatto tardi e che tornava a casa. Ci lasciò tristi…avevamo finalmente un bel tetto ma anche la netta percezione di avere assistito alla reificazione di un mondo di sofferenze e di ingiustizie profonde, tanto più profonde in quanto neanche percepite dai diretti interessati…ma comunque questa è un’altra storia !
Caterina Rondelli
caterinarondelli@libero.it |
|||||
| **************************************************************** | |||||
|
Uscita del 19.05.2007 La voglia di scoprire, di vedere, di conoscere, di condividere insieme dei momenti.. ..ecco lo spirito che ci animava sabato pomeriggio.. Siamo partiti in trenta su per il ripido sentiero che porta alle Caselle.. .non avevamo ancora fatto 500 metri che un urlo agghiacciante, seguito da tanti altri piccoli urli disperati ha animato di adrenalina l'intero gruppo: una biscia lunghissima aveva attraversato il sentiero passando fra i piedi di alcune donne (non vorrei essere preso per maschilista, ma credo che se avesse fatto la stessa cosa con degli uomini si sarebbe creata meno confusione) ed aveva poi continuato la sua fuga disperata zigzagando giù per il sentiero arrivando poi a saltare nel vuoto con un salto di circa due metri.. ..cosa fa fare la paura!.. .in questo caso non si capiva chi avesse più paura, noi umani o lei.. .povero animaletto inconsapevole dalla nascita dello strano e devastante effetto che generalmente fa a noi esseri umani, specie a quelli di genere femminile. II percorso è stato duro ma alla fine siamo arrivati tutti alla meta : il ristorante II Molino come attestano le fotografie che già si possono ammirare aprendo la pagina escursioni. Durante il tragitto le emozioni sono state tante: l'incontro con due ramarri, uno grande ed uno più piccolo tenuto per una zampa con le fauci dal più grosso; ci ha colpiti l'immobilità di entrambi e tante sono state le nostre ipotesi di fronte ad un comportamento così incomprensibile. Alla fine ci siamo decisi ad intervenire attivamente e siamo riusciti a salvare il più piccolo facendo mollare la presa al grosso e, vista la difficoltà che dimostrava a muoversi lo abbiamo portato in una zona più lontana (Paolo) certi di avere sì disturbato il libero corso degli eventi naturali, ma altrettanto sicuri che, almeno per quella volta, il piccolo non sarebbe stato una vittima.. .come tante volte accade anche nel mondo degli umani. .. .e.. ..cammina cammina siamo poi arrivati a Pratalino dove ci siamo finalmente concessi una pausa e meraviglia abbiamo visto l'AQUILA LA REGINA DEI CIELI !!! Io mi sono emozionato, ma mi pare che la cosa sia accaduta anche agli altri...il cielo era terso e l'azzurro ci riempiva gli occhi; da quella postazione lo sguardo si allargava dalla Lama al Monte Penno e lei era lì, altissima e maestosa ad ali spiegate.. .mi pareva di sentire il suo sguardo su di noi. E' noto che in questa parte alta dell'Appennino vive già da tempo una coppia e la mia fantasia è volata con lei e con il suo compagno, certamente poco lontano, anche se, quel giorno, invisibile ai nostri occhi. Voglio concludere ricordando e plaudendo all'impegno di Paola, la nostra new entry che, per la prima volta con noi, si è cimentata con successo in un'impresa difficile come lo è stato quest' ultimo percorso. Paola ha dimostrato a se stessa ed agli altri come la forza di volontà e l'impegno facciano veramente "scavalcare le montagne " ... e così vi saluto amici miei.... .alla prossima....... Gilberto Zanetti |
|||||
| *************************************************************** | |||||
| USCITA DEL 25 AGOSTO 2007 | |||||
|
Per il giorno sabato 25 agosto, è stata organizzata dall' Assiociazione "il Molino"un'escursione di Km. 11.5 nel parco Nazionale delle foreste Casantinesi, con lo scopo di avvicinare più persone alla scoperta del bellissimo patrimonio forestale. L' iniziativa è stata promossa persino sul giornale e così, per me e la mia famiglia, si è aperta un' occasione per una giornata diversa, a contatto con la natura, lontano dalla civiltà, dal cemento, dall' asfalto e dal fastidioso odore di scarico delle automobili. Arrivati sulle 16.15 nei pressi della diga di Ridracoli, la "mega passeggiata" è cominciata. Io ero piuttosto titubante, ero vestita con normalissimi jeans, una maglietta e semplici scarpette da ginnastica (come del resto anche i miei genitori ed il mio ragazzo), mentre tutti quelli del gruppo erano attrezzatissimi: scarponi da montagna, pantaloni verdi da cacciatore e bastoni ipertecnologici.... sarà tutta scena??Dopo il primo chilometro fatto sull' asfalto, con una salita non molto ripida ma continuativa, mio padre aveva già smesso di parlare (evento più unico che raro) e mia madre co la faccia tutta rossa, è riuscita a convincerlo facilmente a rinunciare. Lorenzo al contrario era entusiasta e mi ha trascinata con lui in quella lunga e dura impresa. Sinceramente non avrei mai creduto di farcela, alcuni punti erano piuttosto tosti: le tempie mi pulsavano ferocemente e la fatica mi costringeva a respirare con affanno e, di tanto in tanto, a fermarmi per recuperare qualche energia: e pensare che c'era una cagnolina che tutta felice avrà fatto il quadruplo della strada che ho fatto io per tenerci tutti sotto controllo!!! Non ero minimamente allenata per una passeggiata di questo tipo, ma Lorenzo e gli "alpini" (così ho soprannominato i compagni di viaggio dei quali non conosco bene i nomi, perchè erano più veloci dei caprioli ad affrontare le salite) con la loro simpatia e la grande pazienza, sono riusciti a farmi coraggio fino ad arrivare sul crinale. Mamma mia che meraviglia!!! che soddisfazione !! io ero riuscita ad arrivare in cima. A ripensarci adesso mi viene in mente una nuova pubblicità per la mastercard: "un paio di scarponi da montagna 60 euro con mastrercard, l' attrezzatura per patire meno in salita 30 euro con mastercard. Arrivare in cima ad monte con le tue forze assieme ad amici e assaporare il gusto di una vittoria personale, non ha prezzo: Comunque eravamo solo a metà della camminata e ci aspettava una lunga discesa. Forse ho fatto più fatica lì in quanto la paura di scivolare e arrivare rotolando in paese a Biserno era tanta, ma respiravo più tranquillamente ed ero sulla strada dell' arrivo: ormai più niente mi avrebbe fermata. In ogni caso Lorenzo ed io siamo arrivati ultimi (e non per colpa Sua). In paese ad aspettarmi c' erano i miei genitori che come mi hanno vista hanno fatto un grido stile tarzan "ue! ce l'ha fatta" Poco dopo tutti insieme abbiamo cenato con gusto in allegria con tagliatelle, risotto, crostini caldi a gusti vari, carne ai ferri e ovviamente un dolcetto per ripristinare tutte le forze. Insomma, si è rivelata un' esperienza piacevole e corretta, e a questo punto vorrei rivolgere un ringraziamento a tutto il gruppo, ma in particolare a Gilberto Zanetti, che è stato un' ottima guida e un sostegno per tutta la comitiva. BEATRICE AMADEI |
|||||
| **************************************************************** | |||||
|
Gent.mo Sig. Sergio Lombardi,
Ci siamo avvicinati all'Ass.ne Il Molino
tramite l'amico Ivan Maraldi ed abbiamo partecipato con piacere
all'uscita di domenica 26.10.08 con partenza dal Poderone. Per me e
mia moglie Gioconda è stata una escursione bellissima con un
percorso che in taluni punti era di una bellezza indescrivibile. Il
gruppo poi(45 partecipanti) è stato di ottima compagnia per cui
possiamo affermare di avere trascorso una giornata bellissima in
allegria e imparato anche cose interessanti. Saremo quindi lieti di
poter partecipare in futuro alla vita associativa e alle iniziative
del gruppo, nel frattempo desideriamo ringraziarLa, e con Lei tutti
i componenti l'Ass.ne Il Molino, per l'encomiabile attività e
dedizione per la realizzazione dei programmi di aggregazione sociale
e di amore per la natura. Con simpatia e amicizia
Giorgio e Gioconda Tonini
|
|||||
| **************************************************************** | |||||
|
ESCURSIONE DEL 11 GENNAIO 2009 |
|||||
|
A dispetto delle previsioni meteo che
rappresentavano una domenica nuvolosa, alle 9.30 puntuali all'appuntamento a
Santa sofia presso il bar Haller, siamo stati accolti da un cielo azzurro e
da un sole splendente che ha reso tutto il gruppo euforico e impaziente di
affrontare il percorso attentamente studiato dal Presidente Gilberto Zanetti
e dal capace Consigliere Claudio.
Il tragitto di trasferimento in auto
fino a Campigna è stato un bellissimo prologo: neve ovunque, pareti
di roccia ricoperte di ghiaccio trasparente, corsi d'acqua bloccati
in attesa di una temperatura più calda. Alle 10.00 siamo tutti
schierati davanti all'Hotel Scoiattolo e, dopo una rapida conta, si
parte a testa bassa per coprire il percorso che prevede un camminata
di circa quattro ore e con in dislivello di oltre 400m. e che
toccherà Ponticino, attraversata del sentiero 253, Poggio Lastraiolo,
Burraia, Passo della Calla, ritorno Campigna dopo una lieve
variazione del sentiero 247.
Siamo un
bel gruppetto: 28 entusiasti di cui due giovanissimi(Nicola e
Riccardo) che, per tutta la durata dell'escursione, hanno fatto
vedere di quanta vitalità erano capaci(corse, tuffi nella neve,
scivoloni). E' davvero difficile definire la bellezza del bosco,
illuminato da un sole chiaro esaltato dal bianco infinito della neve
che ricopriva tutto a perdita d'occhio. Bellissimo, incantevole,
fantastico! Questi gli aggettivi più usati quasi in coro
nell'ammirare suggestivi spazi in cui il cielo di un blu intenso
faceva da perfetta cornice agli alberi bianchi imprigionati da
candido ghiaccio tanto da farli apparire come perfette opere di
cristallo swarosky.
Alla Burraia il vento ci ha fatto
intuire la forza della natura facendo mulinare nere nubi minacciose
spostandole velocemente all'orizzonte ed alzando pulviscolo di neve.
Scene inimmaginabili, forse da molti mai vissute, da memorizzare e
rivivere nella propria mente con l'ausilio di tante foto. Dopo tutto
questo, l'intero gruppo spinto da prosaica fame, ha ritenuto
opportuno defilarsi vicino ad una struttura del Cai, addentare
panini, frutta e quant'altro per immagazzinare energie per il
ritorno. Ritorno mesto perchè significava il termine di questa
giornata spesa in perfetta compagnia, in piena sicurezza, con il
pensiero talvolta rivolto agli amici assenti che non hanno potuto
vivere le stesse intense emozioni. Occorre fare ancora i complimenti
a tutto lo staff dell'Associazione che è stato, come sempre,
impeccabile in tutto lo svolgimento del percorso, con il giusto
ritmo e l'equilibrato rispetto delle capacità di marcia di tutti.
Bene, anzi benissimo! Un saluto a tutti e alla prossima che mi
auguro sia presto.
Giorgio Tonini - Cesena
Un fan dell'Associazione
|
|||||
|
La Maialata - 18.02.2009
Maialata non è sempre sinonimo di cosa
fatta male, inadeguata, amorale! Infatti "Maialata" è stata chiamata
la succulenta ed abbondante cena organizzata dal Consiglio Direttivo
dell'Ass.ne Il Molino il 18.02.09, presso il casolare di Meldola,
ormai diventato un fondamentale punto di riferimento del sodalizio.
Il nome è stato indovinatissimo poichè la cena ha avuto, come
alimento base, eccezionale e profumata carne di suino, detto anche
volgarmente "maiale" o peggio ancora "porco".
Andiamo per ordine poichè le cose da
raccontare sono tante! Tutto è iniziato qualche giorno prima quando
i fratelli Fabbri, maestri macellai, dopo un colloquio ravvicinato
con il maiale che vuoleva sempre ragione, per cui è stato abbattuto,
hanno iniziato a predisporre vari tagli di saporita carne, parte
della quale è stata destinata non alla cucina, ma a confezionare
saporitissimi salami che ora sono appesi in luogo arieggiato a
stagionare. Dopo di che un nutrito stuolo di soci si è
volontariamente dedicato a studiare e realizzare un menu da leccarsi
i baffi e i gomiti(come dice il comico Ezio Greggio). Altri invece,
capitanati dal Presidente Gilberto Zanetti, hanno provveduto a
ripulire, tinteggiare e abbellire le sale con addobbi, dando ad esse
il giusto tono accogliente e festaiolo.
La partecipazione alla cena è stata
soddisfacente(circa 70 soci). Con invidiabile celerità di servizio,
tutti hanno avuto la possibilità di gustare prelibate
portate(fagioli con le cotiche, salsiccia matta coi fagioli,
grigliata mista) di cui la cucina non ha lesinato ripetuti bis. Dopo
il pinzimonio e la frutta, è stato il momento dei gustosissimi dolci
confezionati appositamente da affezionate sostenitrici del
sodalizio. Tutto quanto condito da buon vino rosso e qualche
liquorino che hanno contribuito ad alzarer il tono del buon umore
generale.
Tanti sono stati gli applausi di
soddisfazione, approvazione e ringraziamento rivolti agli artefici
di tanta cena!
Questa riunione conviviale è stata anche
l'occasione per sottolineare alcuni scopi fondamentali dell'Ass.ne
Il Molino, per rinnovare la propria adesione come socio e, per
alcuni, di associarsi per la prima volta.
Con il passare del tempo il grado di
divertimento ha cambiato registro. Dal "mangereccio" si è passati al
"ludico-artistico-melodico-rockettaro-canoro" su base Karaoke.Sui
tantissimi cantanti solisti, è emerso il gruppo "Giorgio Foschini e
i suoi Boys" per il quale tutti hanno applaudito fragorosamente ogni
interpretazione canora di noti motivi che, per altri motivi,
diventavano come per miracolo ignoti ai più. Però tutti i presenti
hanno pronosticato un futuro pieno di successi per il "Gruppo" senza
però specificare in quale settore!
Per concludere, si può ben sottolineare
che questo incontro conviviale ha avuto un esito ed un indice di
gradimento eccezionali! Per tutto ciò si devono ringraziare i
"SOCI"che si sono prodigati con lodevole disponibilità, dimostrando
forte attaccamento ai colori del sodalizio, per la migliore riuscita
della manifestazione. E' infatti attraverso la partecipazione e il
personale sostegno di tutti che l'Associazione Il Molino potrà
raggiungere gli scopi prefissati che sono tanti e tutti di notevole
interesse etico-sociale. Ancora un plauso agli organizzatori e
collaboratori con l'augurio di ritravarci presto...anche a
camminare!
Giorgio Tonini
|
|||||
|
ESCURSIONE....QUASI PER CASO
DEL 22.02.2009
Se fosse stata studiata, meditata e
pianificata, l'escursione di domenica 22.02.09, definita poi "QUASI
PER CASO" (e di seguito capirete perchè), non sarebbe a parere mio,
riuscita meravigliosamente sotto ogni profilo. Infatti il
sottoscritto invitato dal Presidente Gilberto Zanetti a fare due
chiacchere ed una breve scarpinata(con zero difficoltà), dopo
l'incontro a Meldola alle 8.15, assieme ci siamo diretti a Santa
Sofia con l'intento poi di fare meta a località La Lastra. La sosta
d'obbligo al Bar Haller per il classico caffè. Poco dopo come
d'incanto si sono materializzati Claudio, alias LINCE, con la moglie
Gabriella, poi ancora, a intervalli, senza sapere nulla degli altri,
sono giunti Gabriele, Ruggiero, Mauro, Stefania e consorte con
"little dog" al seguito, e altri due di cui ora mi sfuggono i
nomi(chiedo venia). Dopo un breve consulto e confronto di varie idee
di percorso, vince la maggioranza(...tutti giovani, aitanti e
audaci!).
Io e Gilberto Zanetti ci siamo guardati
negli occhi con la medesima espressione di perplessità, avendo
capito l'antifona, che esplicitamente significava "...ce la
faremo?..".
Ecco il percorso letterale, molto meno
impegnativo rispetto alla sua realizzazione...a piedi: Stabiella,
casa della Riborsia, Fosso Riborsia, inizio Fosso Giardino,
deviazione a sx per Sasso, mulattiera e diaviazione a dx per la
Villa, arrivo alla Segheria poi alle auto.
Alla partenza,verso le 9.45, dopo
l'approvvigionamento di cibarie assortite, il cielo era ancora
coperto e la temperatura rigida tanto da far temere anche la
pioggia.
Durante il trasferimento in auto e dopo
l'attacco a piedi di un lungo sentiero che ci ha portato a ridosso
di alcune strutture abitative di antica fattura, ormai in disuso, il
sole è apparso come per magia che a reso tutti più ciarlieri. A
questo punto ci siamo alleggeriti, anche perchè davanti ai nostri
occhi è apparso un alto dosso erboso, bellissimo nella sua vastità,
ma era da scalare. Le macchine fotografiche hanno iniziato a
impressionare immagini stupende. Dall'alto di questa pendice si
porteva infatti godere di una vista mozzafiato
Il più attivo con gli scatti era
Gabriele. Si muoveva in tutte le direzione come quei cani di razza
che si appostano, acquattandosi, per catturare la preda. Tutto
questo per trovare l'inquadratura più stimolante. L'unico problema
per lui era che il gruppo proseguiva la marcia per cui il buon
Gabriele, nominato sul campo "fotoreporter da corsa"era costretto a
recuperi disumani(ci riusciva comunque a passo d'atleta).
Uno dei punti più belli e suggestivi del
percorso è stato l'attraversamento del Fosso Roborsia e parte del
Fosso Giardino. Non ci sono parole per descriverne efficacemente la
bellezza. Nonostante la fatica e la concentrazione necessaria a
causa del percorso accidentato, scivoloso e ghiacciato in alcuni
casi, abbiamo tutti goduto di visioni inimmaginabili e, forse
irripetibili. Infatti essendo questa parte in ombra quasi perenne,
le pareti di roccia erano guarnite di colate di ghiaccio a guisa di
grandi tende bianche sotto le quali si poteva distinguere a tratti
anche verdi rivestimento di muschio. I numerosi e difficili guadi,
nonchè il superamento di vari dislivelli, sempre effettuati sotto
l'esperta supervisione e aiuto di Claudio, hanno messo alla prova la
muscolatura e le giunture dei meno...allenati, però negli occhi di
tutti si potevano leggere espressioni di cera gioia e stupore per
la bellezza dei luoghi che stavamo attraversando.
Al Sasso ci siamo rifocillati(ne avevamo
bisogno) e, anche da qui abbiamo potuto spaziare con lo sguardo
verso la vallata in basso appena percorsa in salita e sentire dentro
non poca soddisfazione per l'impresa.
Da questo punto in poi, fino all'arrivo
alle auto, è stato un cammino semplice. Come riflessione finale si
può dire che il percorso effettuato è stato in alcuni punti
impegnativo, ma decisamente incantevole che ha lasciato tutti più
che soddisfatti e contenti di avervi partecipato.
qui ancora va un rigraziamento alla
guida esperta di Claudio"Lince"Gianesi che ha suggerito in primis
l'itinerario che ci fatta assistere ad uno squarcio di natura
incantevole e impossibile da immaginare. Grazie ancora a nome di
tutti e arrivederci a presto.
Giorgio Tonini
|
|||||
|
ASSOCIAZIONE IL MOLINO Resoconto dell’uscita del 21 marzo 2010 sulle pendici del monte Comero. La data dell’escursione di questo mese ha coinciso con il primo giorno di primavera, scelta forse dettata dall’inconscio desiderio che ciò ci portasse buone condizioni meteo e unita alla speranza di essere alla fine di questo lungo e duro inverno. Siamo in gran parte stati accontentati perché il tempo, a dispetto delle previsioni non del tutto incoraggianti, è stato clemente: cielo velato, ma non cupo, temperatura quasi mite, suolo in gran parte innevato, ma in piena fase di disgelo. Lasciate le auto abbiamo percorso parte del sentiero che circonda il Lago dei Pontini, per godere nella vista del bacino al massimo della sua capienza, grazie agli infiniti rigagnoli che scendono dalla montagna. Dopo la località Rivoloni abbiamo imboccato la vecchia strada medioevale che sale sulle pendici del Comero e che conduceva, e conduce tutt’ora, all’eremo di S. Alberico. Il fondo è innevato e ciò rende la salita più faticosa, ma l’arrivo alla Fonte Santa (m. 1120) ci ripaga della fatica. Dopo una breve sosta e approvvigionamento d’acqua, come pellegrini del passato, lasciamo l’antica via e scendiamo verso il podere La Croce percorrendo una bella strada alberata con ai lati grandi prati ancora non del tutto lasciati scoperti dalla neve. La vista è splendida, corre fino al crinale spartiacque e in lontananza, più in basso, scorgiamo l’abitato di Verghereto. Veniamo accolti da numerosi cani in libertà che abbaiano festanti, ma che ci sbarrano il cammino. Una volta che sono stati richiamati dalla padrona entriamo nella corte. Belle, le due costruzioni! Di pietra scura e in posizione superba, ma riusciamo solo ad immaginare come sia stato essere qui con la bufera di dieci giorni fa che ha lasciato ben oltre un metro di neve. L’interno è altrettanto caratteristico, fermo nel tempo a tanti anni fa, al periodo dell’infanzia di coloro che sono vissuti in campagna. In una parete c’è un grande camino di pietra e pure di pietra sono i pavimenti. L’accoglienza è spontanea e sincera e quelli che di noi non hanno viveri hanno la possibilità di farsi fare un panino e di acquistare formaggio. Bell’atmosfera d’altri tempi! Poco dopo iniziamo la discesa con superbi colpi d’occhio nelle vallate sottostanti. Assente ogni segno di primavera nei prati e nei boschi, all’infuori di quelli del disgelo che ci fa affondare fino alle caviglie in acqua e neve; ogni pianoro è trasformato in uno stagno e l’acqua erompe da tutte le fessure, facendoci ben sperare per l’approvvigionamento idrico nei prossimi mesi. Bella questa giornata di fine inverno e non ancora di primavera! I più eroici comunque sono stati i due new entry del gruppo che ci hanno stoicamente seguiti con scarpette da ginnastica e relativi piedi zuppi per tutto il percorso. Ciao a tutti, alla prossima! Ginetta |
|||||